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NEWS del 24/07/12


Il lavoro a termine dopo la riforma Fornero

Il 18 luglio 2012, il giorno dell’entrata in vigore della riforma del mercato del lavoro, viene emanata la circolare del Ministero del lavoro e delle politiche sociali n. 18/2012, contenente le prime indicazioni operative al personale ispettivo sull’applicazione della legge di nuova emanazione, annunciando da subito nuove successive delucidazioni in maggior dettaglio.

Il contratto a tempo determinato, modificato in più parti nella sua disciplina, se da un lato viene arricchito di nuovi elementi di flessibilità, dall’altro viene contrastato nel suo ripetuto e reiterato utilizzo se al solo scopo di eludere l’applicazione del contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, cui la riforma assegna il ruolo prioritario di “contratto dominante” tendenziale fondamento del nuovo ristrutturato mercato del lavoro.

Il nuovo strumento di flessibilità è dato dal contratto a termine acausale, introdotto nel nostro ordinamento aggiungendo il comma 1 bis nel corpo dell’articolo 1 del D. Lgs. n. 368/2001, che così recita : “ Il requisito di cui al comma 1 – è consentita l’apposizione di un termine alla durata del contratto di lavoro subordinato a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo – non è richiesto nell’ipotesi del primo rapporto a tempo determinato, di durata non superiore a dodici mesi, concluso fra un datore di lavoro o utilizzatore e un lavoratore per lo svolgimento di qualunque tipo di mansione, sia nella forma del contratto a tempo determinato, sia nel caso di prima missione di un lavoratore nell’ambito di un contratto di somministrazione a tempo determinato ai sensi del comma 4 dell’articolo 20 del decreto legislativo 10 settembre 2003 n. 276”.

La circolare 18/2012 del Ministero del lavoro, si sofferma lungamente su questa novità, esplicitando innanzitutto i seguenti due aspetti:
  • • La possibilità di stipulare il contratto a termine acausale è una deroga al vincolo del causalone che può valere una e una sola volta tra le stesse parti del contratto, ovvero, i soggetti stipulanti non devono aver mai avuto prima un altro rapporto di lavoro di natura subordinata, infatti la norma pone in rilievo le parti del contratto mentre giudica irrilevante il tipo di mansione svolta, essendo la deroga anche finalizzata ad una migliore verifica delle attitudini e delle capacità del lavoratore, una sorta di periodo di prova che sarebbe ingiustificato se le parti già si conoscessero.
  • • La durata massima del primo contratto a termine acausale di 12 mesi si perde se si sceglie un periodo inferiore, per esempio di tre mesi, perché il successivo contratto a termine tra le parti dovrà prevedere la causa, non essendo più il “primo contratto”; i dodici mesi non costituiscono una franchigia infatti, allo scadere del termine del primo contratto, anche se inferiore si 12 mesi, vale la regola della trasformazione a tempo indeterminato se il rapporto continua; si può solo applicare il periodo supplementare di 30/50 giorni per contratti inferiori/superiori ai 6 mesi, - previa comunicazione.

    Continua poi il Ministero con l’esame della seconda parte del nuovo articolo bis del D.Lgs. 368/2001, che aggiunge: “I contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale possono prevedere, in via diretta a livello interconfederale o di categoria ovvero in via delegata ai livelli decentrati, che in luogo dell'ipotesi di cui al precedente periodo il requisito dei cui al comma 1 non sia richiesto nei casi in cui l’assunzione a tempo determinato _ avvenga nell’ambito di un processo organizzativo determinato dalle ragioni di cui all’art. 5, comma 3, nel limite complessivo del 6 per cento del totale dei lavoratori occupati nell’ambito dell’unità produttiva”.

    Come chiarisce la circolare, il legislatore introduce l’ulteriore possibilità che sia la contrattazione collettiva a stabilire una disciplina alternativa dell’assunzione con contratto a termine acausale, ma solo a livello interconfederale o di categoria con possibilità di delega (espressa) ai livelli decentrati, in ciò puntualizzando la gerarchia esistente tra i diversi livelli di contrattazione. Tuttavia, tale possibile disciplina alternativa dettata dalla contrattazione collettiva deve essere circoscritta a determinati casi di assunzione nell’ambito di precisi processi organizzativi (l’avvio di nuova attività, il lancio di un prodotti o servizio innovativo, altri) e sempre nei limiti del 6% di assunzioni a termine acausali sul totale dei lavoratori occupati per unità produttiva.

    Infine, la circolare 18/2012 del Ministero del lavoro, fornisce alcuni chiarimenti sul periodo massimo di 36 mesi in cui un lavoratore può essere occupato a tempo determinato presso lo stesso datore di lavoro per lo svolgimento di mansioni equivalenti. La lettera i) comma 9, art. 1 della legge 92/2012 inserisce un’aggiunta al comma 4 bis dell’art.5 del D.Lgs.368/2001, sulla successione dei contratti a termine, con le parole: “ai fini del computo del periodo massimo di trentasei mesi si tiene altresì conto dei periodi di missione aventi ad oggetto mansioni equivalenti, svolti fra i medesimi soggetti, ai sensi del coma 1-bis dell’articolo 20 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, inerente alla somministrazione di lavoro a tempo determinato”.


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