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NEWS del 06/08/12


La convalida delle dimissoni

A partire dal 18 luglio, data di entrata in vigore della riforma del lavoro Fornero, la risoluzione consensuale del rapporto o la richiesta di dimissioni presentate dalla lavoratrice, durante il periodo di gravidanza, e dalla lavoratrice o dal lavoratore durante i primi tre anni di vita del bambino o nei primi tre anni di accoglienza del minore adottato o in affidamento, -, devono essere convalidate dal servizio ispettivo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali competente per territorio. A detta convalida è sospensivamente condizionata l’efficacia della risoluzione del rapporto (comma 16 art. 4 , L. 92/2012).

Al di fuori della precedente ipotesi, il lavoratore che volesse rassegnare le dimissioni o acconsentire ad una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro deve recarsi presso la Direzione territoriale del lavoro o Centro per l’impiego territorialmente competenti per ottenere la convalida della propria manifestazione di volontà. I funzionari della DTL e del CPI dovranno quindi verificare la genuina manifestazione di volontà del lavoratore di cessare il proprio rapporto di lavoro; dunque, il rapporto di lavoro si risolve solo se la volontà del lavoratore ottiene la convalida, ovvero, a detta convalida è sospensivamente condizionata l’efficacia della risoluzione del rapporto.

In alternativa alla convalida, il datore di lavoro che avesse ricevuto le dimissioni ha comunque la possibilità di richiedere al lavoratore la sottoscrizione di apposita dichiarazione in calce alla ricevuta di trasmissione della comunicazione di cessazione, ottenendo così ugualmente la risoluzione del rapporto.

In mancanza di convalida e di sottoscrizione, inoltre, il datore di lavoro che avesse ricevuto le dimissioni, può ancora ottenere la risoluzione del rapporto, ma deve attenersi alla procedura indicata nella legge 92/2012 ai commi 19 – 22 dell’art. 4, di seguito sintetizzata:
1. trasmettere, entro 5 giorni dalla data delle dimissioni, la comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro (UNILAV);
2. consegnare, a mezzo raccomandata a/r al domicilio del lavoratore, a mezzo pec o raccomandata a mano firmata per ricevuta, una comunicazione scritta contenente l’invito a presentarsi presso le sedi preposte per la necessaria convalida, con allegata copia della ricevuta di trasmissione della comunicazione di cessazione del rapporto;
3. aspettare 7 giorni dalla data un cui il lavoratore ha ricevuto l’invito scritto per dargli tempo di aderire alla convalida delle dimissioni o (attenzione) di revocare le dimissioni.

Chiarisce il Ministero del lavoro, con circolare n. 18/2012, che l’invito al lavoratore ad esplicitare la propria volontà di cessare il rapporto deve essere trasmesso da parte del datore di lavoro entro 30 giorni dalla data delle dimissioni e della risoluzione consensuale, in caso contrario le dimissioni si considerano definitivamente prive di effetto ed il caso implicherebbe non poche criticità, se si pensa che la comunicazione di cessazione è stata già fatta. Inoltre, nella stessa circolare, è precisato che i sette giorni sono da considerare giorni di calendario.

Orbene, a questo punto lo scenario si apre a diversi esiti:
a) Il lavoratore aderisce all’invito entro i 7 giorni recandosi a convalidare le dimissioni: il contratto di lavoro si risolve per il verificarsi della condizione sospensiva;
b) Il lavoratore non aderisce all’invito: scaduto il termine dei 7 giorni, il contratto di lavoro si risolve e la condizione sospensiva si ha come verificata;
c) Il lavoratore non aderisce all’invito e revoca le dimissioni entro i 7 giorni dal ricevimento dell’invito: il contratto di lavoro non si risolve, per mancato verificarsi della condizione sospensiva e, dopo essere stato interrotto per effetto del recesso, torna ad avere corso normale dal giorno successivo alla comunicazione della revoca (comma 21 art. 4 L. 92/2012).

Con riferimento all’ultimo caso, stando alla lettera della norma, la revoca delle dimissioni è da vedere come una facoltà concessa al lavoratore, una tutela in più, utile ad evitare il realizzarsi della condizione sospensiva anche in un momento successivo a quello dalla manifestazione di volontà, qualora non ancora convalidata. Non è richiesta la forma scritta bensì è sufficiente la comunicazione della volontà di revocare le dimissioni o il consenso prestato alla risoluzione consensuale: il Ministero suggerisce la forma scritta, per la prova.

Da un punto di vista operativo, sempre leggendo le indicazioni normative, qualora la prestazione lavorativa non sia stata svolta nel periodo intercorso tra il recesso e la revoca, il prestatore non matura alcun diritto retributivo. Al contrario, alla revoca del recesso consegue l’obbligo in capo al lavoratore di restituire tutto quanto eventualmente percepito in forza delle pattuizioni connesse al recesso.

Infine, ma non senza importanza, al comma 23 dell’art. 4 della legge 28 giugno 2012 n. 92 è stabilito che: salvo che il fatto costituisca reato, il datore di lavoro che abusi del foglio firmato in bianco dalla lavoratrice o dal lavoratore al fine di simularne le dimissioni o la risoluzione consensuale del rapporto, è punito con la sanzione amministrativa da euro 5.000 ad euro 30.000.


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