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NEWS del 31/12/12


L’ A.S.p.I.: nuovi oneri contributivi a carico delle aziende.

La riforma Fornero, in linea con il modello sociale europeo e malgrado le endemiche resistenze ideologiche che storicamente condizionano la normativa lavoristica in Italia, tenta di spostare il punto di equilibrio del mercato del lavoro dalla rigida protezione del posto verso la cosiddetta flexsecurity, un sistema più equilibrato di tutele che traspare chiaramente dalla lettura congiunta dei tre grandi blocchi di cui si compone la legge 18 giugno 2012 n.92: 1) flessibilità in entrata; 2) nuova disciplina dei licenziamenti; 3) riassetto degli ammortizzatori sociali.
In particolare, l’evidente squilibrio delle tutele tra lavoratori occupati e disoccupati esistente in Italia nell’ambito degli ammortizzatori sociali accentua la distanza del nostro modello “mediterraneo” dall’ideale modello europeo e giustifica l’intervento riformatore nella sua parte più innovativa, quella dedicata all’introduzione della Assicurazione Sociale per l’Impiego, da vedere come strumento di tutela contro la disoccupazione totale (accanto a CIG e CIGS che tutelano contro la disoccupazione cosiddetta parziale - sospensione, riduzione dell’orario di lavoro) nonché come primo passo verso l’accorpamento delle molteplici forme di sostegno al reddito che negli anni si sono andate sovrapponendo e verso l’introduzione di un reddito di inserimento(1).
L’ASpI entra in vigore dal 1° gennaio 2013 ma è previsto un periodo transitorio fino alla fine del 2016 con l’obiettivo di addivenire al totale assorbimento delle attuali indennità di disoccupazione e mobilità, che scompariranno.
L’INPS, con circolare del 14 dicembre 2012 n°140, fornisce chiarimenti circa l’ambito di applicazione dell’ASpI e la contribuzione di finanziamento.
L’ASpI sostituisce la preesistente assicurazione contro la disoccupazione involontaria e si caratterizza per l’ampliamento della platea dei soggetti tutelati, per l’aumento della misura e della durata delle indennità erogabili agli aventi diritto, nonché per un sistema di finanziamento alimentato da un contributo ordinario nonché da maggiorazioni contributive.
Il finanziamento della nuova assicurazione sociale per l’impiego sarà garantito dai seguenti oneri contributivi che con effetto sui periodi contributivi maturati a decorrere dal 1° gennaio 2013 graveranno a carico delle aziende:
• Contributo ordinario (art. 2, co. 25-27 e co. 36, l.92/2012). Si tratta dell’attuale contribuzione dell’ 1,31% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali di cui agli artt. 12, sesto comma, e 28, primo comma, della legge n. 160/75; fermi restando i casi di riduzione disposti a favore delle aziende dalla legge 388/2000 – riduzione versamento contributi sociali per assegni nucleo familiare, dalla legge 266/2005 – riduzione versamenti alla gestione prestazioni temporanee, dal D.L. 203/2005 – esonero versamenti alla gestione prestazioni temporanee per il versamento del TFR alle forme pensionistiche. L’INPS precisa che “Tenuto conto della formulazione testuale dell’art. 2, co. 25, nonché dello specifico riferimento contenuto nel successivo comma 27, l’aliquota contributiva dell’1,31% deve essere incrementata anche del contributo dello 0,30%, ai sensi dell’art. 25 della legge n. 845/78 il quale, come noto, è destinato – per le aziende che vi aderiscono – al finanziamento dei Fondi interprofessionali per la formazione continua, ovvero devoluto al Fondo di rotazione del Ministero dell’Economia (2/3) e del Lavoro (1/3).Per effetto dell’insieme delle disposizioni citate, i datori di lavoro sono tenuti a versare un contributo complessivo pari all’1,61% (1,31% + 0,30%) della retribuzione imponibile.”
• Contributo aggiuntivo (art. 2 co. 28-30, l.92/2012). Questo è il nuovo onere introdotto dalla legge Fornero a carico dei datori che assumono con contratto a tempo determinato, ovvero l’ 1,4% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali (non dovuta nei casi di sostituzione di lavoratori assenti, attività stagionali, apprendisti, dipendenti delle pubbliche amministrazioni) – è prevista la restituzione del contributo in questione, nella misura dell’importo versato negli ultimi 6 mesi, in caso di trasformazione del rapporto temporaneo a tempo indeterminato;
• Il nuovo “contributo di licenziamento”, dovuto dal datore di lavoro in tutti i casi di interruzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato per causa diversa dalle dimissioni (art. 2 comma 31 l. 92/2012), cioè il 50% del trattamento mensile iniziale di indennità di disoccupazione per ogni 12 mesi di anzianità aziendale negli ultimi 3 anni.
Quest’ultima misura, se osservata all’interno dell’impianto normativo della riforma del lavoro, è volta a realizzare il contemperamento del generale obbiettivo della promozione del lavoro subordinato a tempo indeterminato con il riconoscimento accordato al datore di lavoro della libertà di licenziare con costi certi; tali costi rappresentano la misura della co-responsabilizzazione del datore nel caso di cessazione del rapporto a tempo indeterminato.


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1) La nuova riforma del lavoro - giuffrè 2012 - a cura di M. Magnani e M. Tiraboschi.


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