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NEWS del 29/05/17


Sempre inoppugnabili le conciliazioni sindacali?

La recentissima sentenza n. 8260/2017 della Corte di Cassazione ha suscitato notevole interesse da parte degli addetti ai lavori, in merito allimpugnabilit delle conciliazioni in sede sindacale.
Il motivo del ricorso la mancata valutazione da parte della Corte territoriale del documento riguardante la lista dei lavoratori eccedentari, tra i quali era contenuto il nome del ricorrente, lista allegata alla lettera di apertura della procedura di mobilit. La Corte di Cassazione spiega che il motivo fondato in riferimento alla denuncia di dolo, quale errore di diritto conseguente allomessa valutazione da parte della Corte territoriale dellidoneit della condotta della societ datrice di lavoro a trarre in inganno il lavoratore infatti, in caso di asserita eccedenza di personale, limpresa apre una trattativa allo scopo di pervenire ad una riduzione dellorganico su base volontaria, proponendo ai lavoratori una monetizzazione del posto di lavoro. E di tutta evidenza che diversa la posizione di un lavoratore che in una situazione di crisi aziendale, valuta se accettare o meno unofferta economica e conseguentemente se rinunciare o meno al posto di lavoro, rispetto alla posizione di un lavoratore che ritiene fondatamente che sar oggetto di risoluzione del rapporto: la resistenza del secondo ad addivenire ad un accordo sar sicuramente minore del primo. E qui si inserisce la ragione della decisione: afferma infatti la Corte che il giudice di merito non ha considerato come una condotta di silenzio malizioso sia idonea ad integrare raggiro: la societ datrice di lavoro, nel predetto documento riguardante la lista dei lavoratori eccedentari, allegato alla lettera di apertura della procedura di mobilit, aveva a suo tempo espressamente incluso la posizione del lavoratore ricorrente tra quelle eccedentarie, salvo procedere, poco tempo dopo la conciliazione sindacale, allassunzione di altro lavoratore per la medesima posizione.
Il silenzio serbato da una delle parti in ordine a situazioni di interesse della controparte e la reticenza, qualora linerzia della parte si inserisca in un complesso comportamento adeguatamente preordinato, con malizia o astuzia, a realizzare linganno perseguito, determinando lerrore del deceptus, possono integrare gli estremi del dolo omissivo rilevante ai sensi dellart. 1439 c.c. in danno del proprio dipendente, cos da comportare lannullamento del verbale di conciliazione sottoscritto tra le parti in sede sindacale, nellambito della procedura di mobilit.
La Corte di Cassazione accoglie quindi il motivo del ricorso e rinvia alla Corte territoriale in diversa composizione per laccertamento dellidoneit della condotta datoriale ad integrare gli estremi del dolo omissivo in danno del proprio dipendente.




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